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il lato oscuro della FILOSOFIA
CULTURA
5 settembre 2006
Esistono certezze, almeno nella scienza?


Oggi la maggior parte della gente accetta la scienza come una sorta di autorità
superiore da consultare per conoscere la realtà, ovvero come stanno le cose effettivamente. Ma ciò è possibile solo in determinati campi, nei quali è possibile usare la dimostrazione e l’esperimento, metodi ritenuti univoci: se ben applicati, essi danno un’unica risposta. Certe cose, si sa, stanno fuori dalla scienza, come i valori
morali e gli ideali politici.
Quest’immagine è, secondo alcuni importanti filosofi e storia della scienza degli ultimi trent'anni, una bufala! Non è vero che i metodi della scienza sono univoci, non è vero che i valori non c’entrano nulla, e, soprattutto, non è vero che essa ci dice in maniera inappellabile, come se fosse una corte suprema, come stanno le cose effettivamente. E questo non perché ci sia qualcun’altro in grado di farlo, ma perché non esiste, effettivamente, un unico modo in cui le cose
stanno.

(T. Khun e P. Feyerabend, filosofi della scienza; Khun ha introdotto il termine "paradigma" per indicare le diverse prospettive o punti di vista nella scienza)

Cerco di spiegarmi. Tutti noi siamo in contatto con una infinità di fatti. Ma noi siamo in grado di capirli grazie a ciò che sappiamo su di essi. Le nostre conoscenze ci permettono di “interpretare” la realtà. Spesso ciò che sappiamo contraddice addirittura quello che ci appare quotidianamente. Un esempio banale è la rotazione terrestre: noi tutti sappiamo che stiamo “appoggiati” ad una immensa palla in rotazione su se stessa, ma sappiamo anche che questa rotazione, siccome ruotiamo
insieme a lei, noi non la percepiamo e ci sembra di stare fermi. Per noi oggi questo è banale, ma Galileo faticò parecchio per convincere i suoi contemporanei.


Ecco il punto: non esiste un legame fisso tra le nostre esperienze e la realtà, questo legame è costruito in vari modi attraverso i linguaggi e le teorie; data una qualsiasi serie di esperienze potrai trovare infinite teorie che si adatteranno come un guanto, e molte di queste saranno incompatibili tra di loro, racconteranno storie completamente diverse sugli stessi “fatti”. Talvolta le prospettive sono talmente differenti che non si può più nemmeno parlare degli “stessi fatti”. Chi crede in una
può arrivare alla più completa incomprensione con chi crede nell’altra.
Sappiamo tutti che certe volte, con certe persone, anche se parliamo la stessa lingua c’è una tale incomprensione che sembra di parlare lingue diverse. Questo fenomeno esiste anche nella scienza e proprio sul modo di condurre gli esperimenti e le
dimostrazioni.
Anche la scienza non descrive il mondo in maniera univoca: per
ottenere nuovi risultati bisogna anche qui cambiare punto di vista per vedere cose mai viste. E’ il punto di vista, qualsiasi esso sia, che ci permette di vedere il mondo. Senza il punto di vista, vivremmo in un caos indifferenziato di luci e suoni, dal
quale ci salveremmo solo crepando.
E non c’è modo di valutare in maniera assoluta un punto di vista, non c’è alcuna bilancia univarsale con la quale pesarlo. Non si esce da un punto di vista senza
ricadere in un altro.

Allora come si fa per capire chi ha ragione? L’unico modo è quello di lavorare alle intersezioni, nei punti in cui vengono in contatto differenti visioni del mondo, trovare un terreno comune. Sottolineo il “lavorare” perché c’è veramente da rimboccarsi le maniche. L’unica soluzione è di agire su ciò che le diverse parti
ammettono di comune accordo; se un simile accordo non c’è già, va costruito.

Qualcuno potrebbe pensare che sto vaneggiando e forse vorrà dirmi che la realtà è “testarda” e che spesso ci prende a schiaffi con gli imprevisti. Ma se non trovo gli occhiali da sole, o se vado in banca e ci trovo un supermarket, le spiegazioni che posso escogitare e le azioni di ricerca e di risposta alle nuove situazioni dipendono
dalle mie credenze (le mie teorie su come stanno le cose) e anche dalla mia lingua.
Spesso la realtà ci prende a schiaffi talmente forte che decidiamo di cambiare il nostro punto di vista; accade anche nella scienza. Le vecchie teorie prendono tante di quelle botte che alla fine, ormai a pezzi, non appena si presenta qualche nuova
teoria col viso ancora intatto cedono volentieri il passo ai giovani.
La scienza esercita indubbiamente un grande potere di previsione e di controllo dei
fenomeni della natura: ma questo non significa che descriva sempre il solito mondo. Al contrario, per mantenere e accrescere il potere sui fenomeni spesso ha dovuto cambiare idea su tante cose fondamentali, lo spazio, il tempo, i componenti ultimi della materia.
Ma non è detto che sia questo genere di controllo sui fenomeni il modo migliore di cogliere la realtà. Si tratta del punto di vista che accomuna tutto ciò che siamo soliti chiamare “scienza”, ma potrebbero esistere, e di fatto esistono, altre prospettive che sostengono di trovare in altri modi la verità sul mondo. Le religioni, le ideologie politiche, la magia, le pratiche meditative, sono solo alcuni esempi.
 
Il fatto che
queste altre prospettive non hanno lo stesso successo tecnico-pratico della scienza non dimostra affatto la loro falsità, perché anche loro sviluppano una qualche aderenza con la realtà, differente come è differente la prospettiva che c’è dietro. Le pratiche meditative come minimo rilassano il praticante e portano equilibrio nel suo organismo, le ideologie permettono di organizzare i governi, e la religione e la magia confortano tante persone, per le quali altrimenti non vi sarebbe una ragione
per vivere; in fondo, non mi sembra poco.
Allora un uomo si trova sempre a dover scegliere cosa credere, o accettare passivamente le credenze altrui, imposte dalla società. Ciascuno deve assumersi le responsabilità del proprio punto di vista, perché dipende da lui come stanno le cose effettivamente. La storia potrà giudicare se la sua è stata una buona scelta.




permalink | inviato da il 5/9/2006 alle 19:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
2 settembre 2006
Consolazioni per specialisti e non

IN ARRIVO IL LATO OSCURO DELLA FILOSOFIA!
Porgo in anticipo le mie scuse
ai lettori di questo blog, se mai ve ne fossero, perché questa rubrica sarà insoddisfacente per tutti. Infatti qui vorrei tentare di diffondere ai "profani" alcune delle recenti aquisizioni della filosofia teoretica che si occupa del problema della conoscenza con particolare riguardo per la scienza (considerata una forma "privilegiata" di conoscenza).
Sui privilegi, giusti e sbagliati, della scienza avrò molto da dire..
Mi scuso con gli specialisti per il poco rigore che impiegherò nel linguaggio, perché è mia intenzione divulgare senza però mistificare.
Per non raccontare superficialità, dovrò comunque fare discorsi un po' astrusi: di ciò mi scuso on i lettori che non studiano, o non hanno mai studiato filosofia. Ma a loro si rivolge in primo luogo questa rubrica.

Credo infatti che tutti dovrebbero poter disporre di alcune riflessioni che si sono sviluppate in filosofia negli ultimi cinquant'anni, perché il mondo oggi è dominato dalle conseguenze della conoscenza scientifica e dell'atteggiamento che sottende ad esso. Ma forse sarebbe meglio dire che è pervaso, perché a dominare il mondo sono, oggi più che mai, gli interessi economici di pochi.



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